Il valore del silenzio

Il valore del silenzio

10:36 30 July in Riflessioni

Da quando sono rientrata dal mio retreat in India, ho recuperato il valore del silenzio. Nel luogo dove mi sono recata ero la sola non indiana e tra tutti gli ospiti solo un paio conoscevano un poco l’inglese e a malapena riuscivano a comunicare con me. Parlavo ed ascoltavo circa dieci minuti al giorno, ed erano conversazioni molto semplici su argomenti molto semplici.

Il silenzio aiuta ad acquietare la mente, l’abitua a non avere bisogno continuamente di elaborare, cogitare, contorcere la nostra percezione della realtà. A poco a poco, giorno dopo giorno, l’attività frenetica della mente rallenta e lascia spazio alla pura esperienza dei sensi. Ed ecco che ci accorgiamo del colore intenso del cielo, o della consistenza del sentiero sul quale stiamo camminando, e riusciamo a distinguere i tanti odori che arrivano alle nostre narici. Il silenzio permette di dare più spazio al tempo presente. Siamo qui, con quello che accade. Non siamo disturbati dal passato e non abbiamo paura o desiderio di ciò che è nel futuro. Il silenzio è una magica porta verso noi stessi. Riuscendo ad essere nel presente, siamo anche più consapevoli di noi, del corpo, dei suoi segnali, del modo in cui nascono e sviluppano le nostre emozioni. Diventiamo più bravi ad osservare noi stessi, a conoscerci in modo più profondo.

Il silenzio è anche lo strumento più efficace nelle interazioni umane. Hai fatto caso che quando sei in conversazione con qualcuno e vorresti metterlo a parte di qualcosa che per te è importante, è molto difficile ricevere uno spazio di silenzio? Spesso tutto ciò di cui abbiamo bisogno è uno spazio di silenzio in cui l’altro possa dedicarci attenzione e stare in ascolto. Non serve neanche ricevere una risposta. Ma la maggior parte di noi è in imbarazzo con il silenzio, ha bisogno di riempire lo spazio vuoto, e la cosa peggiore, ha bisogno di riempire lo spazio vuoto… di sé. Ed ecco che mentre parliamo di quel qualcosa di importante, l’interlocutore prende la palla al balzo – se è a suo agio con quello che stiamo dicendo – per raccontarci di una esperienza simile che ha vissuto e sposta da noi a lui il focus della conversazione, oppure ci suggerisce, naturalmente dal suo punto di vista, come affrontare quella situazione. Quando invece non è a suo agio con quello che stiamo dicendo è capace di negare, cambiare discorso o di criticarci. Ed ecco che quella che scorrettamente chiamiamo conversazione non è altro che una interferenza in un tentativo di comunicazione.

Allenarci al silenzio è un dono che possiamo fare a noi stessi.  Aiuta a rimanere presenti e a sviluppare maggiore efficacia nella comunicazione, quando ci concediamo il privilegio di ascoltare qualcuno veramente. Anche se all’inizio mette a disagio, concederci dei lunghi periodi in cui non siamo ingaggiati in una conversazione (neanche con noi stessi) è una sfida che possiamo affrontare per aprirci a noi stessi e agli altri.

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